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Consulenze Sessuologiche

L’identità sessuale

L’identità sessuale indica la percezione sessuata che ognuno ha di se stesso/a. Tale percezione nasce dall’insieme di diversi fattori:

  1. identità di genere, ossia la rappresentazione intrapsichica che ognuno di noi ha della propria identità di uomo o donna;
  2. identità di ruolo, relativa al vissuto del proprio ruolo sociale,maschile o femminile. E' il vissuto, ossia come viene  percepita dal soggetto questa possibilità, che la rende positiva per l’identità sessuale, oppure problematica;
  3. identità di méta relativa all’orientamento del proprio desiderio verso un partner, dello stesso sesso: orientamento omosessuale; o del sesso opposto: orientamento eterosessuale. Se tali orientamenti coesistono in uno stesso soggetto si parla di orientamento bisessuale.

Alla strutturazione dell’identità sessuale concorrono fattori biologici, psicosessuali e relazionali.
L’identità sessuale è soggetta a possibili continui aggiustamnti in relazione alle modificazioni del vissuto della persona a sua volta in relazione a fattori endogeni ed esogeni, biologici e psichici. E' durante la vita fetale, la prima e seconda infanzia e l’adolescenza ch el'identità sessuale si definisce e si plasma anche se, nel corso di tutta la vita può andare incontro a ristrutturazioni significative, in risposta a fattori biologici e psicodinamici, oppure ad eventi traumatici affettivi o somatici.
 

Il Disturbo dell'Identità di Genere

La diagnosi del "Disturbo dell'Identità di Genere" è fondata sulla compresenza di due caratteristiche: un'intensa e persistente identificazione col sesso opposto e un costante malessere o senso di estraneità riguardo al proprio sesso (di nascita) o al proprio genere sessuale. Ciò provoca rilevanti disagi nella sfera delle relazioni sociali, affettive e familiari. Nei maschi si manifesta spesso attraverso l'eccessivo interesse per le attività e l'abbigliamento tipicamente femminili; da bambini preferiscono le bambole e la compagnia delle bambine. Nelle femmine si riscontrano reazioni intense nell'indossare abiti e accessori femminili e la preferenza per capelli corti, giochi e passatempi prettamente maschili.

Negli individui con "Disturbo dell'Identità di Genere" è dunque intenso il desiderio di vivere come le persone dell'altro sesso nonché di possedere le loro caratteristiche psico-fisiche. Molti soggetti, attraverso travestimenti e cure ormonali e dermatologiche (per i maschi, ad esempio, l'eliminazione della peluria con il laser), possono sembrare dell'altro sesso. Per molti altri vi sono esperienze di isolamento che, unite alla discriminazione sociale, causano una scarsa autostima e forme anche estreme di ritiro sociale.

Al "Disturbo dell'Identità di Genere" può associarsi un "Disturbo d'Ansia Generalizzato" e vari sintomi depressivi o, ancora, Feticismo di Travestimento o altre Parafilie.

 

Disfunzioni sessuali

Le disfunzioni sessuali femminili sono molto diffuse anche se spesso non vengono riconosciute per la loro reale importanza nel condizionare la qualità della vita di una donna e di una coppia. Essi comprendono i disturbi del desiderio, dell’eccitazione, dell’orgasmo e i disturbi sessuali caratterizzati da dolore (dispareunia, vaginismo), i disturbi dell'identità di genere, le parafilie ("perversioni"), la sessualità compulsiva, i problemi non sessuali che possono causare disturbi sessuali, la sessualità insoddisfacente.

Per ciò la consulenza sessuologica richiede, oltre al rigore diagnostico nell’anamnesi, esame obiettivo, ed esami ematochimici e strumentali, peculiari sensibilità, capacità di ascolto ed  empatia. 
I disturbi del desiderio sessuale possono essere di 2 tipi:

  • Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo: ridotto o assente desiderio sessuale. Può avere cause organiche essendo legato ad alcune patologie o all'assunzione di determinati farmaci, ad esempio antidepressivi.
  • Disturbo da Avversione Sessuale: è caratterizzato dall'evitamento di contatti  sessuali.

 
Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo

"No, stasera no, ho mal di testa…" è stata la frase di gran lunga più usata per sottrarsi ai "doveri coniugali"; oggi sembra caduta in disuso ma non altrettanto il calo del desiderio sessuale, che ancora affligge moltissime coppie stabili. Le cause di questo grave disagio, individuale e di coppia, sono molteplici. In quanto alle conseguenze, il sospetto che la/il partner nasconda una relazione clandestina, è spesso la prima reazione dell'altro/a. A ciò possiamo aggiungere che frequentemente insorgono sentimenti di inadeguatezza, dovuti alla paura di non essere più attraenti o rancori che restano spesso inespressi: condizioni che possono causare allontanamenti o rotture.

Abbiamo detto delle cause: il calo del desiderio può essere dato da un disagio di coppia, da una disfunzione ormonale, dal disagio psichico di uno dei due. In ogni caso il riconoscimento dell'esistenza di un problema è fondamentale per innescare la volontà di risolverlo, cioè di non interrompere l'esperienza di coppia.

In caso di disfunzione ormonale è possibile ricorrere al medico: una buona terapia con assunzione di androgeni, influisce direttamente sulla rinascita del desiderio sessuale. Rivolgersi a un professionista della salute mentale è invece indispensabile quando sia accertato che il problema derivi da stati depressivi o ansiosi che possono generare demotivazione e disinteresse per l’attività sessuale; che tuttavia sono spesso implicati anche da patologie fisiche come cancro, ipertensione e diabete, dai postumi di importanti interventi chirurgici o dall’assunzione di particolari farmaci, come gli antipsicotici.
 
Quando il problema deriva da difficoltà relazionali della coppia, ossia da una convivenza caratterizzata da mancanza di comunicazione e comprensione reciproche e/o di scambi affettivi, dalla rinuncia alla condivisione delle emozioni e degli stati d’animo. Può rivelarsi utile, in questo caso, una terapia di coppia, per aiutare i partners a ritrovarsi e a ripensarsi "insieme".

Va infine precisato che tutti i disagi di cui abbiamo fin qui riferito possono essere occasionali e temporanei, cioè dovuti a condizioni particolari e contingenti ma… se si protraggono a lungo, meglio non trascurarli!
 
 
Disturbo dell’eccitazione

E' caratterizzato dall'incapacità o difficoltà nel raggiungere una adeguata eccitazione sessuale in risposta a stimoli adeguati. Si associa  spesso ai Disturbi del Desiderio Sessuale e dell'Orgasmo.
 
Disturbo dell'orgasmo

Difficoltà, l'impossibilità o frequente ritardo nel raggiungimento dell'orgasmo, dopo una adeguata fase di eccitazione sessuale. Spesso dovuto ad una difficoltà nel "lasciarsi andare" da parte della donna, che tende a mantenere il controllo sulla situazione, sulle proprie reazioni emotive, sulle proprie sensazioni.

Disturbo del Dolore sessuale

Esistono due tipi di disturbo caratterizzati dal dolore, la dispareunia e il vaginismo.
La dispareunia è caratterizzata all'atto della penetrazione da un dolore all'introito vaginale (dispareunia superficiale) o nella penetrazione profonda (dispareunia profonda) che ne rende spesso difficoltosa l'attuazione o la prosecuzione.
Il vaginismo è caratterizzato da una contrazione involontaria dei muscoli vaginali al momento della penetrazione, sia con il pene, ma in alcuni casi anche con dita e durante la visita ginecologica contrazione tale da rendere impossiboile la penetrazione stessa.

 

Malattie Sessualmente trasmesse

Le Malattie sessualmente trasmesse (MST)
Le Infezioni sessualmente trasmesse (Ist) costituiscono un vasto gruppo di malattie infettive molto diffuso in tutto il mondo, che può essere causa di sintomi acuti, infezioni croniche e gravi complicanze a lungo termine per milioni di persone ogni anno, e le cui cure assorbono ingenti risorse finanziarie. Un tempo note come “malattie veneree” e poi come “malattie sessualmente trasmesse”. Molto spesso sono  caratterizzate da una modesta espressione clinica (es. Human papillomavirus, Hiv, Herpes simplex virus tipo 1 e tipo 2, Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae, Trichomonas vaginalis).
Oggi si conoscono oltre 30 diversi patogeni, tra batteri, virus, protozoi, funghi ed ectoparassiti, resposabili di MST.che si trasmettono attraverso qualsiasi tipo di rapporto sessuale (vaginale, anale, orale) per contatto con i liquidi organici infetti (sperma, secrezioni vaginali, sangue, saliva). Inoltre, si possono trasmettere attraverso il sangue (es. trasfusioni, contatto con ferite, scambio di siringhe, tatuaggi, piercing) o con i trapianti di tessuto o di organi (Hiv, Hbv, Hcv, Sifilide), ed infine, per passaggio diretto dalla madre al feto o al neonato durante la gravidanza, il parto, o l’allattamento (es. Hiv, virus dell’epatite B, herpes genitale, sifilide, gonorrea, clamidia). 
Il controllo e la prevenzione di queste infezioni rappresentano obiettivi prioritari di sanità pubblica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sottolinea che la strategia adottata si deve basare soprattutto sulla prevenzione ed una buona educazione ad un sessualità responsabile
 
Fonte: EpiCentro, Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

 
 
HPV: l'infezione da papilloma virus

L’infezione  da  HPV (papilloma virus)  è la più comune delle infezioni a  trasmissione  sessuale  e  può avvenire  anche per semplice contatto nell’area genitale. Si stima che oltre il 75 % di donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un virus  HPV, con  un picco  di prevalenza  nelle  giovani  donne  fino  a 25 anni di età.
Si conoscono più di 100 genotipi di HPV e almeno 35 di questi infettano l’epitelio genitale. Esistono HPV a basso rischio, associati alla comparsa di condilomi acuminati, e HPV ad alto rischio ritenuti responsabili dello sviluppo di tumori. I genotipi  virali  ad  alto  rischio  più frequentemente  implicati  nel  carcinoma cervicale sono il 16, cui vengono attribuiti  il 60% di tutti i casi di questa  patologia neoplastica, seguito dal 18,   responsabile  di circa il 10% dei casi.

L’ 80 - 90% delle infezioni sono transitorie, asintomatiche e guariscono spontaneamente perchè il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno. 
Se persiste, può evolvere verso il carcinoma nel giro di 20-30 anni, in mancanza di diagnosi e trattamento. La probabilità di progressione delle lesioni è inoltre collegata  anche ad altri fattori, quali  l’elevato numero di partner sessuali, il fumo di sigaretta, l’uso a lungo termine  di  contraccettivi orali, e la co-infezione con altre malattie sessualmente  trasmesse.
Il cancro del collo dell’utero è il secondo tumore femminile a livello mondiale dopo quello del seno, ma il peso della malattia è quasi tutto concentrato nei paesi più poveri: l’80% dei 500.000 casi/anno, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La prevenzione è basata principalmente su programmi di screening come il Pap Test, che consentono di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in tumore.
 

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Data: 21 Dic, 2016
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