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Congedo mestruale: due paesi, stessa sfida culturale
19 Ago 2026

Congedo mestruale: due paesi, stessa sfida culturale

Il dolore mestruale viene spesso trattato come uno dei tanti “dolori che vengono esagerati dalle donne”, da sopportare in silenzio, qualcosa che "capita a tutte" e che quindi non merita particolare attenzione. Le madri che sottostimano i dolori delle figlie dicendo spesso “anch'io ed anche mia madre soffrivamo… è normale..”. La realtà clinica racconta però una storia diversa: per una parte consistente di donne, la dismenorrea si presenta con un'intensità capace di compromettere le attività quotidiane, compresa quella scolastica e professionale. È in questo scenario che il dibattito sul congedo mestruale ha assunto negli ultimi anni una rilevanza internazionale, offrendo un'occasione di riflessione che va oltre il singolo provvedimento normativo: riguarda il modo in cui una società decide di riconoscere, o continuare a ignorare, la ciclicità del corpo femminile.

Spagna e Italia: due specchi di un’evoluzione culturale

Nel febbraio 2023 la Spagna è diventata il primo paese dell'Unione Europea a introdurre un congedo specifico per le mestruazioni invalidanti, fino a tre giorni al mese estendibili a cinque, retribuiti e sostenuti dallo Stato fin dal primo giorno di assenza (lavorodirittieuropa.it). All'epoca fu presentata come una svolta epocale: l'allora ministra per l'Uguaglianza, Irene Montero, la definì "una giornata storica per il progresso femminista".

A un anno e mezzo dall'entrata in vigore, però, i dati raccontano una vicenda più complessa: secondo un'analisi de Il Post, il congedo è stato utilizzato molto meno di quanto ci si aspettasse. Più dei dettagli tecnici della norma, è la ragione di questo scarso utilizzo a offrire uno spunto di riflessione: molte lavoratrici hanno raccontato di aver rinunciato al congedo per timore di essere percepite come poco affidabili o poco professionali, e di alimentare così stereotipi già radicati sulla presunta fragilità femminile nei giorni del ciclo. Una legge, da sola, non basta a cambiare uno sguardo culturale che resta diffidente.

In Italia il cammino è più lento, ma non fermo. Dopo alcuni tentativi rimasti senza seguito fin dal 2016, alla Camera è oggi depositata una nuova proposta di legge sul congedo mestruale (orizzontescuola.it). Al di là dei dettagli tecnici, è interessante notare che la proposta guarda anche al mondo della scuola e dell'università: prevede infatti che lo stesso diritto sia riconosciuto alle studentesse, che potrebbero assentarsi qualche giorno al mese senza che questo pesi sul loro percorso scolastico. Non è un tema solo teorico: già oggi alcuni istituti e alcune università, come l'Università di Catania, hanno introdotto in autonomia regolamenti che vanno nella stessa direzione, anticipando quello che il Parlamento sta ancora discutendo (ilfattodicatania.it).

La normalizzazione e il cambiamento culturale: la vera sfida

Il confronto tra le due esperienze conferma una conclusione centrale: introdurre un congedo mestruale non significa automaticamente normalizzare il tema. Se la misura non è accompagnata da un cambiamento culturale reale - nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ambulatori - il rischio è che diventi un diritto sulla carta, poco utilizzato per paura di essere giudicate poco affidabili o poco professionali. La vera sfida, quindi, non riguarda solo il numero di giorni concessi, ma la possibilità di parlare apertamente di dolore mestruale senza che questo comprometta la percezione delle proprie capacità, che si tratti di una scrivania in ufficio o di un banco di scuola.

Normalizzare non vuol dire creare un'ulteriore etichetta, ma restituire dignità a un'esperienza che per molte persone è già oggi fonte di disagio quotidiano. Passa anche da qui, probabilmente, la possibilità di costruire ambienti di lavoro e di studio più equi, in cui prendersi cura del proprio corpo non sia percepito come una debolezza da giustificare.

Se il dolore mestruale interferisce in modo ricorrente con la tua quotidianità, può essere utile parlarne con la propria ginecologa: Il dolore NON è quasi mai "normale", e spesso  nasconde condizioni come l'endometriosi o l'adenomiosi o segni di dolore pelvico cronico che meritano un percorso diagnostico dedicato.

Per continuare a esplorare il rapporto tra corpo, salute e quotidianità, trovi altri approfondimenti nella sezione “Noi e il nostro corpo del sito”.


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