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Vulvodinia: l'importanza della rete territoriale
13 Ott 2026

Vulvodinia: l’importanza della rete territoriale

È uscito il numero 5 di Gyneco Aogoi, la rivista ufficiale dell’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, e tra gli articoli di questo numero c’è un mio contributo sulla vulvodinia: una patologia cronica della vulva ancora oggi sottodiagnosticata e spesso liquidata come disturbo psicosomatico.

“Si stima che di vulvodinia soffra 8-17% delle donne nel corso della vita, un dato che da solo basterebbe a collocare la vulvodinia tra le patologie ginecologiche più diffuse”.

L’articolo affronta il tema del ritardo diagnostico, che si misura ancora in anni, e di cosa significa concretamente per una paziente arrivare alla diagnosi dopo un lungo percorso di visite, incomprensioni e dolore non riconosciuto. Si parla di strumenti diagnostici semplici ma spesso trascurati, di perché la diagnosi precoce cambia la prognosi, e di come un approccio multidisciplinare sia oggi la strada più efficace per la presa in carico.

Il nodo centrale è la rete territoriale: non basta che esistano centri d’eccellenza se sono concentrati in poche aree del Paese e inaccessibili alla maggior parte delle pazienti.

“Costruire una rete territoriale efficace significa per prima cosa formare i ginecologi e le ostetriche del territorio al riconoscimento precoce dei sintomi e ai test diagnostici di base.”

Garantire percorsi diagnostico-terapeutici condivisi e un accesso equo alle cure in tutta Italia è la priorità per trasformare la vulvodinia da diagnosi rara a diagnosi tempestiva. È un articolo che parla ai professionisti, ma il tema riguarda ogni donna che ha vissuto o sta vivendo questo percorso.

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